Quando penso di aver detto tutto quello che c’era da dire…

19 giu

Quando penso di aver detto tutto quello che c’era da dire, in realtà ho  dimenticato qualcosa e magari proprio quella parte che era la più importante, la più autentica.  Sono troppo concentrata su me stessa  per rendermi conto che non ho detto tutto proprio perché il mio cervello non può contenere tutto.   Dopo un po’ mi rendo conto di aver parlato, ma l’essenza del mio discorso vanifica e prende forma qualche cosa di diverso. Una forma di auto censura che mi devia inconsciamente su un altro binario per finire in una direzione che fondamentalmente non dice nulla, perché non è in sintonia con me stessa. Inizialmente mi sento sicura perché quello che dico fa colpo verso l’interlocutore, poi mi rendo conto che ho detto parole che non fanno parte di me e mi sento maledettamente stupida. La stessa cosa succede anche quando si scrive, Peter lo diceva sempre: bisogna eprimere  le proprie idee, essere autentici,  senza travestire le parole con troppi fronzoli che alla fine rendono impersonale la propria scrittura.
Il pensiero a volte è troppo vasto per poter essere tradotto in poche parole, l’abilità di uno scrittore è anche questa, scrivere l’indicibile, quello che si riesce a pensare ma in qualche modo non si riesce a spiegare, perché solo la nostra anima ne capisce il vero significato.

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